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Guns 'N Roses, tutto esaurito in Italia


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04 Set 2010 - Guns 'N Roses, tutto esaurito in Italia.

Guns 'N Roses, tutto esaurito in Italia

Giugno 1992, un inizio d'estate che i fan dei Guns 'N Roses non dimenticheranno mai. La band del cuore arriva per la prima volta in Italia, unica data allo stadio Delle Alpi di Torino. Giovani partono da tutta Italia e si ritrovano in 60mila ad affollare prato e spalti, obbligando giornali e Tg a occuparsi di una band hard rock, genere poco considerato dall'informazione di massa, che riporta il grande pubblico rock nello stadio di Torino, 10 anni dopo lo storico passaggio dei Rolling Stones. Per caratteristiche fisiche e carismatiche, il cantante Axl Rose e il chitarrista Slash spingono persino a paragoni con il fascino perverso di Jagger e Richards, a beneficio dei sogni erotici delle ammiratrici e del gossip rockettaro. Tutto sembra funzionare a meraviglia. E invece no. Settembre 2010. Quattro anni dopo uno sporadico passaggio al Gods of Metal di Milano, i Guns 'N Roses tornano in Italia per un minitour: due concerti, sabato 4 settembre al Palalottomatica di Roma, il giorno dopo al Forum di Assago, Milano. Ma da tanto, troppo tempo la loro storia ha preso un'altra piega. Della formazione che nel luglio 1987 diede alle stampe l'album Appetite For Destruction, sovvertendo ogni gerarchia rock dell'epoca, resta il solo Axl Rose, oggi leader incontrastato e responsabile della gestione di un patrimonio in termini di canzoni, fama, credibilità e amore prossima al "rock'n'roll suicide".
Resta poi la sigla, GNR, e la turbolenta tradizione dei loro concerti, costellata da folle debordanti come da spettacoli interrotti, scazzottate con il pubblico, incidenti e persino due morti da calpestamento. Non sempre per colpa dei Guns, ma il pregiudizio è più forte di ogni giustificazione. Tradizione che si rinnova: appena tre giorni fa, il primo settembre a Dublino, dopo un'ora e mezza di ritardo motivata da "problemi tecnici", il pubblico della O2 Arena ha accolto Axl e i suoi musicisti a bottigliate, costringendo la band ad abbandonare il palco dopo una ventina di minuti. Eppure, nonostante tutto questo, rimangono intatte l'attenzione, la curiosità, l'attesa, forse anche la speranza dei fan. Che in Italia hanno polverizzato gli 11mila biglietti per la data milanese, mentre a Roma si è a quota 8mila e restano pochissimi tagliandi ancora in vendita nei circuiti. Due "tutto esaurito" sorprendenti. Perché 20mila persone mobilitate per una band che ha fatto di tutto per farsi odiare, se non dimenticare, sono tantissime se comparate ai 60mila del Delle Alpi di 18 anni fa. Altro che odio, una vera prova d'amore.
Nel 1992 i Guns 'N Roses arrivavano in Italia all'apice del loro successo. Nel settembre del 1991, i due distinti album in cui erano state suddivise le canzoni del progetto Use Your Illusions avevano debuttato ai primi due posti della classifica americana. Il tour mondiale, iniziato prima della pubblicazione e proseguito per ben 28 mesi, sarebbe risultato uno dei più lunghi e ricchi della storia del rock.
Axl Rose era in forma straordinaria. Asciutto come un'aringa, capelli lunghi e lisci fasciati da una bandana rossa, a Torino si presentò in completo bianco, t-shirt e pantaloncini attillati, lasciando alle gambe che qualcuno definì "le più sexy del rock'n'roll" tutta la libertà di correre e saltare in lungo e in largo sull'enorme palco. Dove il wasp Axl rivaleggiava in sex appeal con il meticcio chitarrista Slash, una montagna di riccioli neri, giacca trasandata e un'anima blues filtrata dalle corde del suo strumento mentre la voce di Rose, negli acuti, risultava più graffiante delle unghie trascinate sulla lavagna.
Grazie a Mtv, l'immagine dei Guns 'N Roses giocò un ruolo particolarmente importante nella loro affermazione al di là dei limiti del genere metal. Ma ancor più importante fu la qualità delle loro canzoni. Partiti da Los Angeles, con quel look e un solo album, Appetite For Destruction, 28 milioni di copie vendute nel mondo, il fondatore Axl Rose, Slash, il chitarrista ritmico Izzy Stradlin, il bassista Duff McKagan e il batterista Steven Adler, line-up destinata a subire profonde mutazioni fino alla totale dissoluzione, riuscirono con quel formidabile disco di debutto a oscurare tutta la scena metal in stile Motley Crue, fatta di glam e cotonature, che inflazionava la scena Usa.
E andarono ben oltre, i Guns, riportando a vette di popolarità dimenticate un hard rock crudo e sporco, in cui asprezza ed elettricità erano in perfetto equilibrio con melodie fresche e i languori blues tanto cari a Slash. Con quegli ingredienti singoli best seller come Paradise City, Welcome To The Jungle e Sweet Child Of Mine, presenti a turno nelle classifiche delle migliori canzoni rock di tutti i tempi redatte periodicamente dalle riviste specializzate, avvolsero la poetica dei GNR, affresco del disagio giovanile e della conseguente, edonistica ed eccessiva ricerca del piacere sullo sfondo del degrado esistenziale urbano.
Lo stesso edonismo autodistruttivo che avrebbe spinto Slash, McKagan e Adler nell'abisso di una tossicodipendenza incontrollabile, su e giù dal palco. Un problema che Axl Rose affrontò invitando a muso duro i compagni a ripulirsi, ma allo stesso tempo prendendo sempre più in totale autonomia le decisioni. Cosa che indispettì Slash e gli altri, inducendoli pian piano a uscire di scena. Il meticcio chitarrista lasciò ufficialmente nel 1996, l'ultimo ad andarsene fu McKagan, nell'agosto del 1997.
Axl Rose era ormai solo. Per come sono poi andate le cose, forse sarebbe stato giusto considerare chiusa la storia dei GNR. Invece Axl ha preferito tenere in vita la sigla e innescare attorno a sé un turnover di musicisti frenetico, con cui dal 2001 è più volte apparso sui palchi dei grandi festival per poi riscomparire. Ma la vera perversione è l'aver annunciato da subito al mondo un nuovo album a nome Guns N' Roses, intitolato Chinese Democracy, e lasciare i fan in attesa della sua pubblicazione per oltre un decennio, fino al novembre 2008.
Così, in tour col tanto sospirato Chinese Democracy, Axl Rose arriva in Italia. Più che speranze per il futuro, i fan gli chiedono di rivivere anche un solo attimo della magia che fu. Non sarà facile. Axl non è più un'aringa, ma piuttosto imbolsito. Di correre non se ne parla. I lunghi capelli lisci hanno lasciato il posto a strane treccine. Gli acuti graffianti? Meglio non chiedere troppo. E accanto a sé Axl non ha più Slash con cui gareggiare a chi ha più occhi addosso, ma un nutrito gruppo di obbedienti professionisti. Bravi, certo, ma assoluti parvenu nella storia che ha fatto di questa band un culto planetario.
In fondo, anche al pubblico rock piace credere a qualcosa di simile al calcistico "amore per la maglia". E, per quanto Axl si sforzi di spegnere ogni concreta possibilità, forse un giorno la legge della reunion milionaria lo accontenterà. Nell'attesa, "Use Your Illusions..."




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